Servire alla fonte: coppie di sposi al servizio del Santuario Originale

Alicia Quiroga e Roberto Treviño / Vanessa Correa e Leonides Abundis

Con una certa incertezza di fronte all’ignoto, ma con un desiderio immenso nel cuore, abbiamo intrapreso il viaggio verso Schoenstatt. Siamo arrivati a Vallendar senza sapere esattamente che cosa ci aspettasse né quali compiti avremmo svolto ogni giorno; tuttavia, fin dal primo momento, la Mater ci ha fatto comprendere con assoluta chiarezza che questo era il suo progetto, non il nostro. Per sei settimane, noi, due coppie di sposi di Monterrey, in Messico, abbiamo avuto la benedizione di vivere l’esperienza del volontariato al servizio diretto del Santuario Originale.

Come spesso accade quando ci si dedica al servizio, alla fine abbiamo ricevuto infinitamente più di quanto siamo riusciti a donare.

«Pregare con le mani»: il Vangelo trasformato in impegno quotidiano

Arrivare al Santuario Originale significa entrare nella storia viva della nostra famiglia. Ogni giornata cominciava con un saluto alla Mater; in seguito, facevamo delle pause durante il giorno per sostare con il Santissimo Sacramento e partecipavamo alla Santa Messa quotidiana. Ben presto abbiamo scoperto una dimensione molto concreta della nostra Alleanza d’Amore: se lungo il Cammino di Santiago si prega con i piedi, a Schoenstatt abbiamo imparato a pregare con le mani.

Il nostro periodo di volontariato ha coinciso con un momento fondamentale di rinnovamento e manutenzione del luogo santo. Abbiamo avuto l’opportunità di offrire il nostro aiuto in attività molto diverse:

  • Cura e manutenzione del Santuario: abbiamo contribuito a spostare e proteggere tutti gli elementi del Santuario in vista della tinteggiatura degli interni, pulendo con attenzione e rimettendo ogni oggetto al proprio posto insieme a volontari provenienti dalla Germania e dalla Repubblica Ceca;
  • Trasloco e sistemazione della nuova sacrestia: abbiamo collaborato al trasferimento dei materiali, dei mobili e di tutto ciò che appartiene alla sacrestia nei container, dove sarà custodito provvisoriamente;
  • Il Giardino degli Eroi: con gratitudine verso coloro che diedero inizio alla missione, abbiamo lavorato alla sistemazione e al miglioramento del giardino che circonda le tombe dei primi congregati, occupandoci anche della manutenzione, della lucidatura e della verniciatura delle tradizionali croci nere;
  • Servizio in sacrestia e accoglienza: abbiamo prestato servizio a turno come sacrestani, nella cappella delle candele e nell’assistenza alle diverse necessità che si presentavano.

In ognuno di questi compiti, per quanto piccolo o faticoso potesse sembrare, abbiamo sentito che il lavoro si trasformava in un’offerta viva al Capitale di Grazie.

Legami che costruiscono la Famiglia internazionale

Uno dei doni più grandi di queste settimane è stato l’incontro umano e soprannaturale con la comunità che custodisce la vita quotidiana intorno al Santuario.

Condividere le giornate, le risate e la fatica con volontari del luogo e di altri Paesi ci ha permesso di sperimentare la bellezza di essere un’unica famiglia internazionale. Ma, soprattutto, ci ha commosso vedere il volto dei tanti pellegrini che arrivavano per la prima volta o facevano ritorno a casa: osservare la loro emozione davanti alla Mater ha rinnovato in noi lo stupore e la devozione.

Un nuovo invio

Conoscendo e prendendosi cura del Santuario Originale nella sua intimità quotidiana, non si può fare altro che amarlo più profondamente e sentirlo davvero proprio. La Mater non si lascia superare in generosità e ci ha dimostrato in mille modi che eravamo lì per Lei e grazie a Lei.

Siamo tornati a Monterrey con il cuore colmo e con la certezza che questa esperienza non finisce qui. Il nostro desiderio è contribuire a promuovere un programma affinché altre coppie di sposi possano vivere la stessa avventura di dedizione e servizio.

Servire nel Santuario Originale è un dono che trasforma. E, come ogni dono di Dio, ci rimanda alla nostra vita quotidiana per continuare a costruire Schoenstatt con gioia e disponibilità rinnovate.

Traduzione: Eugenio Minici

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