Il 28 marzo 2026, il giorno prima della Domenica delle Palme, un gruppo di giovani adulti, famiglie e altre persone impegnate è partito dal Santuario Originale di Schoenstatt, a Vallendar, verso Zülpich, vicino a Colonia. Con il motto «Missioni: vivere la fede», partecipano attivamente alla Settimana Santa e cercano consapevolmente l’incontro con le persone: nelle celebrazioni liturgiche, nella preghiera e nella vita quotidiana del luogo.

Invio con coscienza di missione e fiducia
L’inizio nel Santuario Originale è segnato dall’invio. Davanti all’altare ci sono croci missionarie per tutti i partecipanti, come segno che «non vanno per conto proprio, ma con Cristo e per Cristo». In una celebrazione semplice, la missione viene riaffermata con la parola di Gesù: «Andate, io vi mando…» (Lc 10,3). Le immagini della Madonna Pellegrina rendono chiaro che il gruppo di Schoenstatt desidera intraprendere questo progetto apostolico accompagnato da Maria, la Madre di Gesù.
Per i presenti risulta particolarmente significativa una parola del padre Josef Kentenich: «Proviamoci una volta con la Vergine Maria. Ella è, dopotutto, la grande missionaria. […] L’impossibile diventa possibile».
In modo inatteso, al termine della celebrazione di invio, il gruppo riceve la benedizione del vescovo ausiliare Dominikus Schwaderlapp, in visita al Santuario Originale.


Tra scetticismo e desiderio
Con la Messa della Domenica delle Palme a Füssenich inizia la settimana di missione nel luogo. Il sacerdote responsabile della parrocchia, p. Guido Zimmermann, sottolinea durante la celebrazione: «Il messaggio di Pasqua […] è il messaggio più importante del mondo. Sono molto grato che questa settimana abbiamo come ospiti un gruppo che ci aiuta a portare questo messaggio alla gente». Questa missione di trasmettere il messaggio segnerà i giorni successivi.
Negli incontri emerge un panorama complesso, in cui affermazioni come «Sono un ateo profondamente credente!» o «Sono felice senza Dio» contrastano con un desiderio, spesso percepibile, di vicinanza e di senso. Si avverte rapidamente quanta solitudine e smarrimento si nascondano dietro molte porte. Alcuni esprimono con gratitudine il fatto che qualcuno si rivolga a loro, mostri interesse e li ascolti. Proprio davanti alle case e per strada nascono conversazioni che toccano e arrivano in profondità.

Incontri che lasciano il segno
Uno di questi incontri è rimasto particolarmente impresso nella memoria del gruppo: un uomo ha raccontato il suo percorso attraverso la dipendenza dall’alcol, un cammino che lo ha portato infine a diventare consulente per le dipendenze. Parla della sua fede, che «gli ha sempre dato molto sostegno in tutti gli alti e bassi della vita». Descrive anche il suo matrimonio come fondato su questa fede: «Quando qualcuno semplicemente ti sta accanto in un momento così e ti sostiene, allora nulla può separarci».
Una partecipante di 12 anni riassume così l’effetto di questi dialoghi: «È bellissimo quando le persone raccontano le loro esperienze di fede, perché questo fa emergere tutto ciò che hanno dentro».
In effetti, l’uomo ha incontrato di nuovo il gruppo più tardi e ha raccontato quanto lo avesse colpito profondamente quella conversazione.

La fede nella celebrazione comunitaria
Oltre agli incontri personali, il gruppo missionario partecipa anche all’organizzazione di alcune attività parrocchiali: ogni mattina, prima della colazione comunitaria, una coppia del gruppo propone una riflessione. Sono pensieri molto spirituali e concisi che accompagnano tutti all’inizio della giornata.
I vespri quotidiani e la veglia del Giovedì Santo, organizzati dal gruppo insieme alla parrocchia, si svolgono nella suggestiva cripta di San Pietro a Zülpich.
Anche la celebrazione della Via Crucis del Venerdì Santo sulle «Sette ultime parole di Gesù» suscita una partecipazione inaspettata: una coppia si unisce spontaneamente alla proposta del gruppo dicendo: «Ci piacerebbe unirci a voi».

Un segno di benedizione
I partecipanti al gruppo Missioni considerano ogni incontro come un dono. Un segno visibile di ciò è una brocca in cui, simbolicamente, viene raccolta acqua da ogni incontro. Durante la Veglia Pasquale, quest’acqua viene versata nel fonte battesimale e consacrata come acqua pasquale, a simboleggiare che le esperienze della settimana rifluiscono nella vita della Chiesa locale.
P. Zimmermann riassume così l’impatto della settimana: «Siete stati come una spina nel fianco della nostra comunità, perché ciò che avete fatto è la missione di tutti noi! Facciamolo anche noi: usciamo e annunciamo alla gente questo messaggio di Pasqua, il più importante per tutti: Gesù è risorto!».

Esperienze che rimangono
Per il gruppo missionario stesso, la settimana diventa anche un’intensa esperienza di fede. Una madre lo descrive così: «Nelle missioni di Zülpich ho visto i miei figli con uno sguardo nuovo, profondo e pieno di fede, e li ho riscoperti. Ho vissuto una comunità gioiosa attorno a Cristo!».
I commenti del gruppo mostrano un ampio spettro di impressioni: «Una comunità splendida», «un’intensa esperienza di Dio», «un’avventura tra rifiuto e apertura». Ciò che li ha segnati maggiormente è il cammino condiviso: «Tutte le preoccupazioni svanivano e ci si sentiva come i discepoli, che non camminavano da soli, ma per Dio».
Alla fine, tutti condividono la stessa convinzione: «È qualcosa di grande poter camminare insieme in questa missione speciale». La Settimana Santa a Zülpich diventa così, per molti, un’esperienza duratura, che lascia i cuori «profondamente colmi e grati».
Revisione del testo: Heinrich Brehm
Foto: Matthias e Vanessa Franke
Traduzione: Eugenio Minici
