“Beati gli invitati alla mensa del Signore”

Karen Bueno

Sono trascorsi dieci anni di formazione in un’avventura iniziata con un «sì» – accompagnato da tanto coraggio! – Questo sabato, 25 luglio, quattro giovani saranno ordinati diaconi nella comunità dei Padri di Schoenstatt:

  • Bernardo Rocha e Melo, di Lisbona, Portogallo.
  • Héctor Samuel Islas Becker, originario di Città del Messico, ha conosciuto Schoenstatt ad Austin, in Texas (USA).
  • Lucas Botassio, di San Paolo (Jaraguá), Brasile.
  • Rodrigo José Fernández García, originario di Monterrey, Messico, ha conosciuto Schoenstatt negli Stati Uniti, durante gli studi universitari.

La celebrazione sarà presieduta dal vescovo Andrés Ferrada presso il Santuario di Bellavista alle ore 10:30 (ora del Cile). Sarà trasmessa in diretta su YouTube e, con la possibilità di sottotitoli tradotti, su Mymottion. Clicca su:

Il fuoco (Ignis) che arde nei loro cuori è una testimonianza viva del fatto che Dio continua a chiamare molti a intraprendere questo cammino di amore e di donazione.

Tra attesa, emozione, gioia e tanti sentimenti intrecciati, due di loro ci raccontano qualcosa della propria vocazione e incoraggiano altri giovani a rispondere con coraggio alla chiamata d’amore che il Signore rivolge loro.


Héctor Samuel Islas Becker

Di origine messicana, Héctor ha conosciuto Schoenstatt negli Stati Uniti. Ci racconta:

Se dovessi riassumere la tua vocazione in una frase, quale sarebbe?

Nel cammino della vita mi è stata donata la profonda esperienza dell’incontro con Dio. Se dovessi riassumerla in una frase, direi: fare in modo che questa verità diventi incontro; cercare, insieme ad altri, il luogo in cui Cristo desidera nascere oggi.

Che cosa ti ha fatto credere che valesse la pena dedicare completamente la tua vita a Dio?

Sono sempre stato una persona in continua ricerca: di senso, di bellezza, di verità, di pienezza. Con il tempo ho capito che ogni vocazione vale la pena di essere vissuta, perché la vocazione non è altro che il riconoscimento della voce di Dio che palpita nel cuore di ciascuno. Credo che, prima o poi, tutti dobbiamo rischiare per qualcosa. Ed è proprio qui il punto decisivo: riconoscere che la chiamata di Dio non è in concorrenza con il nostro desiderio di pienezza, ma è perfettamente in sintonia con esso.

Qual è stato il consiglio o la testimonianza che ha segnato maggiormente il tuo cammino vocazionale?

Più che un consiglio preciso, ciò che ha segnato maggiormente il mio cammino è stata la scoperta che la vocazione si conferma nella comunità, non nella solitudine, e sempre mano nella mano con Maria. Ho imparato che ciò che trasforma non è principalmente ciò che si trasmette, ma il legame che si costruisce. È stato nella condivisione della vita quotidiana, nel cammino percorso insieme, attorno a una tavola semplice, fatta di fragilità ma anche di gioia, che ho compreso come rischiare per Dio significasse, allo stesso tempo, rischiare per persone concrete. Questa è forse la testimonianza più profonda: la fedeltà di Dio si rende visibile nella fedeltà di coloro che camminano al tuo fianco.

Quale invito rivolgeresti oggi a un giovane che sente che Dio sta toccando il suo cuore, ma non ha ancora avuto il coraggio di rispondere?

Le direi che quella chiamata che sente non gli sta chiedendo di rinunciare a ciò che desidera di più, ma di incontrarlo. Che non aspetti di avere tutte le certezze per fare il primo passo: nessuno le ha. Prima o poi bisogna rischiare per qualcosa; la domanda non è se valga la pena rischiare, ma se abbia il coraggio di riconoscere che quella chiamata risponde già a ciò che il suo cuore desidera. Che ne parli con qualcuno e non rimanga solo con questa inquietudine. Il primo passo non richiede di avere tutto chiaro, richiede soltanto fiducia.


Lucas Botassio

Lucas è originario della città di San Paolo, è cresciuto vicino al Santuario dei Padri di Schoenstatt e oggi ci racconta:

Se dovessi riassumere la tua vocazione in una frase, quale sarebbe?

Direi che la vocazione dei Padri di Schoenstatt si fonda su tre pilastri, tutti radicati in Dio:

Sacerdoti della Chiesa: siamo una comunità sacerdotale che vive il ministero di Cristo al servizio della Chiesa attraverso il carisma di Schoenstatt;

Comunità di Sion: la nostra vocazione è profondamente comunitaria. Desideriamo costruire la città in cui abita Dio (Sion), iniziando dalle nostre comunità filiali. Apparteniamo alla comunità attraverso territori, corsi e generazioni, spesso internazionali, che ci accompagnano e ci plasmano lungo tutta la vita;

Famiglia di Schoenstatt: il nostro servizio alla Chiesa si realizza soprattutto attraverso il servizio paterno alla Famiglia di Schoenstatt, accompagnando giovani, famiglie, pellegrini, comunità e progetti che desiderano servire la Chiesa e trasformare la società a partire dall’Alleanza d’Amore.

Che cosa ti ha fatto credere che valesse la pena dedicare completamente la tua vita a Dio?

Ogni uomo è chiamato, prima o poi, a rischiare la propria vita per ciò che ritiene possa dare senso alla sua esistenza. Ogni piccola decisione determina un’infinità di altri cammini che vengono lasciati alle spalle.
Sento che, lungo i sentieri di una storia sacra, Dio ha guidato i miei passi verso Sion. Non sono nato a Schoenstatt, ma per Divina Provvidenza sono cresciuto vicino al Santuario Sion del Jaraguá, casa spirituale della comunità dei Padri di Schoenstatt (la Comunità di Sion) in Brasile. Per questo misterioso disegno, la mia vita ha incrociato quel luogo e quella comunità, e lì ho trovato un tesoro che ha illuminato la mia giovinezza e mi ha mostrato un cammino di pienezza che, poco a poco, anche se non sempre in modo pienamente consapevole, ho iniziato a percorrere. La testimonianza di altri giovani della Gioventù Maschile, infiammati da Cristo, e di quei sacerdoti che hanno donato la loro vita per seguirlo, mi ha fatto capire che non mi trovavo davanti a «un’altra possibilità» tra tante, ma davanti al cammino verso il quale mi sentivo misteriosamente attratto e per il quale valeva la pena rischiare tutto, alla ricerca di una felicità più profonda, che andavo scoprendo nel volto e nella vita di Gesù.Oggi, dopo più di dieci anni, con gli alti e bassi propri della vita, vedo all’orizzonte il compimento di una grande promessa che sta per realizzarsi, ma che in parte si è già compiuta. Si realizzerà pienamente perché non sono ancora diacono né sacerdote, dono e missione che spero di ricevere presto per la misericordia di Cristo e attraverso il ministero della Chiesa. Ma si è già realizzata perché credo di essere stato molto più felice di quanto avrei mai potuto immaginare.

Qual è stato il consiglio o la testimonianza che ha segnato maggiormente il tuo cammino vocazionale?

Ho ricevuto molti consigli, ma ciò che mi ha davvero trasformato è stata la testimonianza di alcuni sacerdoti che oggi ho il privilegio e la responsabilità di chiamare fratelli.

Quale consiglio daresti oggi a un giovane che sente che Dio sta toccando il suo cuore, ma non ha ancora avuto il coraggio di rispondere?

Gli darei due consigli.

Il primo: la libertà. Come ho già detto, ogni persona è chiamata a rispondere a una grande missione nella propria vita. Mi auguro che tutti i giovani possano porsi seriamente la domanda sulla propria vocazione, riflettendo con libertà, nel profondo del cuore, a quale vocazione Dio li stia chiamando, qualunque essa sia. La consapevolezza della propria vocazione, di solito, cresce lentamente, dall’interno verso l’esterno, nelle circostanze ordinarie della vita, mentre il giovane continua gli studi, il lavoro e, talvolta, persino durante il fidanzamento. Se, in questo autentico discernimento, qualcuno intuisce la possibilità che Dio lo chiami alla vita religiosa o al sacerdozio, per custodire la propria libertà è bene assumere l’atteggiamento di Maria: conservare questa intuizione nel cuore, senza comunicarla subito a tutti, ma condividendola con persone che abbiano la maturità necessaria per accompagnare una questione così nobile con saggezza ed esperienza. In questo modo, il candidato evita di creare aspettative negli altri che potrebbero compromettere la sua libertà interiore, poiché lungo questo cammino potrebbe benissimo scoprire che quella non è la sua vocazione e continuare serenamente la propria vita, senza aver suscitato false aspettative. Oppure, se dovesse intuire che quella è davvero la sua chiamata, avrà la libertà di rispondere senza subire pressioni sociali.

In secondo luogo, come ho già accennato, è importante poter contare su buone guide spirituali. Un valido sostegno per chi sta discernendo la propria vocazione è poterla condividere con una persona di fiducia e, possibilmente, con qualcuno che abbia già vissuto l’esperienza di discernere una scelta importante nella propria vita. In questo modo, tale persona può diventare uno specchio e un punto di riferimento in ogni fase del cammino. Se c’è la possibilità di avere più di una guida spirituale, anche questo può essere un valido aiuto, perché ogni vocazione è una storia sacra e il discernimento vissuto nella comunità è sempre un dono dello Spirito, pur rimanendo la decisione e la libertà sempre personali.

Traduzione: Eugenio Minici

Condividi

con i vostri cari

Articoli correlati che potrebbero interessarvi