“Torniamo a casa”: la Famiglia italiana di Schoenstatt si ritrova al santuario di Belmonte-Roma

Eugenio Minici

Sabato 26 e domenica 27 settembre la Famiglia di Schoenstatt in Italia si è ritrovata al Santuario di Belmonte, a Roma, per il Pellegrinaggio nazionale 2026. Il motto scelto per l’incontro, “Torniamo a casa”, vuole esprimere il desiderio di ritrovarsi nel Santuario come figli di una stessa Famiglia, per rinnovare l’Alleanza d’Amore e ripartire insieme nella missione.

Foto: Eugenio Minici

Due giorni di preghiera, incontro e testimonianza

Il Pellegrinaggio è iniziato sabato 26 settembre con la cena facoltativa e, alle 20.30, con la veglia presso il Santuario. Le attività principali si sono svolte domenica 27 settembre. Dopo il benvenuto e la colazione, alle 9.30 si è svolta la preghiera nella Domus del santuario. Alle 10.00 si è svolto “Il salotto di Torniamo a casa”, un momento di dialogo con padre Pablo Perez, direttore del Movimento di Schoenstatt in Italia, e alcune coppie della Famiglia di Schoenstatt.

È seguita una pausa dedicata alle attività e alla degustazione dei prodotti tipici delle comunità delle regioni presenti, alcune testimonianze di alcune realtà del movimento (Madonna pellegrina, Lega delle Donne e Rosario degli Uomini), infine è stata celebrata la Santa Messa nella casa del santuario. Nel pomeriggio, dopo il pranzo, il pellegrinaggio si è concluso con un momento, denominato sulle orme di padre Kentenich a Belmonte, dedicato alla visita guidata del Centro internazionale di Belmonte e del Santuario, con spiegazione dei lughi e delle occasioni di visita effettuate dal Fondatore stesso.

“Torniamo a casa”

Tornare a casa significa ritrovare un luogo familiare, nel quale sentirsi accolti e riscoprire le proprie radici. È proprio questa l’immagine scelta per raccontare il senso del Pellegrinaggio Nazionale della Famiglia di Schoenstatt: il Santuario come casa della Madre ma anche come casa di ciascuno, luogo dell’Alleanza d’Amore nel quale Maria attende sempre i suoi figli con il cuore aperto.

Ha introdotto Giovanni Volpe, giovane del Movimento di Roma, che ha spiegato così il logo del Pellegrinaggio:

“questo logo è stato pensato proprio per spiegarvi e rendervi più chiaro questo motto Torniamo a Casa. I pellegrini che vedete nel logo, dove sono diretti? Allora, alcuni dicono al santuario, altri dicono a casa. È proprio quello che noi abbiamo voluto ottenere, una grande domanda alla quale c’è una risposta. I pellegrini vanno al santuario ed è quello che abbiamo fatto noi oggi venendo qui, quindi tornare a casa dove la casa prima di tutto è il nostro santuario. Noi veniamo qui e riceviamo la grazia del santuario, torniamo a casa e veniamo da Maria e abbiamo questo momento di grande accoglienza. Però i pellegrini, come hanno detto anche alcuni, vanno verso la loro casa. Questo perché? Perché siamo invitati tutti, una volta dopo essere venuti qui al santuario, a tornare nelle nostre case”.

Il salotto di “Torniamo a casa”

Anna Minici, giovane del Movimento di Roma, nel dare il benvenuto a tutti i fedeli presenti, ha dato alcune indicazioni sulla scenetta “Il salotto di Torniamo a casa”, che ha rappresentato uno dei momenti centrali della giornata di domenica, consistente in una conversazione ambientata simbolicamente nel salotto di casa di Paolo Forte e Francesca Molinaro, coppia sposata con figli, con la partecipazione appunto di Anna e Giovanni, coppia di fidanzati che stanno progettando di sposarsi. Attraverso un dialogo semplice e familiare, il racconto ha ripercorso l’esperienza della coppia sposata che, a partire dall’incontro con il Santuario, ha progressivamente scoperto una nuova maniera di vivere la propria casa e la propria missione. Tutto ciò a confronto delle speranze, attese e progetti dei promessi sposi che si incamminano verso il matrimonio illuminati dalla fede cristiana.

Il filo conduttore della scenetta può essere quindi riassunto in tre passaggi: essere accolti, lasciarsi trasformare, diventare strumenti per gli altri. Il primo momento ha richiamato la grazia dell’accoglienza: prima ancora di diventare qualcosa da testimoniare, il Santuario è stato per Paolo e Francesca un luogo nel quale sentirsi accolti e accompagnati nella loro vita matrimoniale. Da qui il dialogo si è spostato sul significato di avere una “casa aperta”, come luogo di incontro, ascolto, preghiera, condivisione e ospitalità.

L’ultimo passaggio ha messo in luce la dimensione dell’invio apostolico. L’accoglienza, infatti, non può fermarsi entro le mura di casa: ciò che si riceve nel Santuario è chiamato a diventare dono e servizio anche fuori, nella vita del Movimento, nei gruppi e nell’incontro con gli altri. Il messaggio conclusivo è quindi quello di una fede che parte dall’esperienza di sentirsi accolti, trasforma la vita personale e familiare e conduce poi a mettersi a servizio.

Una Famiglia che si racconta

Uno degli aspetti caratteristici dell’incontro è stata la condivisione della vita concreta delle diverse realtà di Schoenstatt presenti in Italia. Alle regioni e ai gruppi è stato infatti proposto di diventare non soltanto partecipanti, ma protagonisti della festa, raccontando attraverso fotografie, video, testimonianze, iniziative apostoliche, simboli e momenti significativi ciò che è maturato durante l’anno nelle diverse comunità. L’intento non è quello di realizzare una semplice esposizione ma di permettere a tutti di conoscere più da vicino i volti, le esperienze e i frutti della vita di Schoenstatt nelle varie parti d’Italia.

Ha presieduto alle riunioni della giornata e alla messa padre Pablo Perez, direttore del Movimento di Schoenstatt Italia, che ha evidenziato, nella omelia, che la riflessione invita a leggere i Vangeli come un unico racconto dell’amore di Dio, che chiama ciascuno a lavorare nella sua vigna e guarda soprattutto alla risposta concreta della vita. Il figlio che inizialmente rifiuta, ma poi cambia strada, diventa immagine di una conversione autentica, nata dalla sincerità e dall’incontro con chi sa accogliere. In questa prospettiva, Maria nel Santuario è presentata come Madre ed educatrice, capace di aiutarci a entrare in profondità nel nostro cuore e a lasciarci trasformare. Il vero cambiamento non nasce dal senso di colpa, ma dalla gratitudine per quanto ricevuto e dal desiderio di rispondere all’amore di Dio con la propria vita.

Suor M. Julia de Almeida ha animato le attività del pellegrinaggio e ha introdotto le testimonianze espresse da alcuni fedeli sui propri percorsi spirituali. In particolare, però, ha presentato suor M. Cacilda Becker, nuova superiora dell’istituto delle Sorelle di Maria presso il santuario di Cor Ecclesiae che è stata per tanti anni a Schoenstatt, in Germania, e ultimamente ha svolto il compito di Coordinamento internazionale del movimento di Schoenstatt insieme a un sacerdote dei padri di Schoenstatt. Suor M. Cacilda, originaria del Brasile come suor M. Julia, ha comunicato il proprio saluto ai fedeli presenti e ha comunicato la propria gioia a operare in Italia.

Davanti all’edicola dove pregava padre Kentenich

Il pellegrinaggio si è concluso, nel primo pomeriggio, con la visita guidata ai luoghi più significativi del Centro internazionale di Belmonte:

Prima tappa: accanto alla pianta di alloro (ove, nel 1965, rappresentanti della Famiglia Internazionale di Schoenstatt si sono recati in auto con Padre Kentenich per una visita e un momento di preghiera);

Seconda tappa: la statua di padre Kentenich (della scultrice americana Gwen Gillen, collocata sul terreno del Centro Internazionale di Schoenstatt, arrivata direttamente dal Milwaukee-USA a Roma, il 24 maggio 2010);

Terza tappa: il Santuario (con spiegazione dei vari simboli e oggetti);

Quarta tappa: edicola della Regina Madre (nella vecchia entrata, ora chiusa, del podere di Belmonte è presente l’edicola originaria della Regina Madre ove si soffermava padre Kentenich);

Quinta tappa: la Casa dell’Alleanza (la Domus Pater Kentenich è una struttura per incontri e ritiri ed è sede del Centro internazionale dell’Istituto dei Sacerdoti diocesani di Schoenstatt. La casa ha una sua peculiarità, fra l’altro, nel simbolo della spirate o chiocciola, posta sia nei pavimenti che negli elementi architettonici interni ed esterni a simboleggiare la tensione dei fedeli verso il cielo).

I pellegrini hanno ricevuto un invito che continua oltre Belmonte: tornare a casa non significa soltanto ritrovare il Santuario in quello domestico o del proprio cuore ma portare nelle proprie case e nella vita di ogni giorno quanto ricevuto, perché l’Alleanza d’Amore diventi accoglienza, testimonianza e missione.

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